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Cenni storici
Età antica
I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del Ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli Illiri. Di questi primi insediamenti si sono trovate tracce sulla collina a nord-ovest del paese, chiamata dalla popolazione locale Platte. Questi primi abitatori vivevano di caccia, ma anche di un esteso commercio derivante dai prodotti dei pascoli e dei campi.
Prima dell'occupazione romana nel IV secolo a.C. vi furono penetrazioni da occidente da parte di tribù celtiche, le quali col tempo si fusero con quelle autoctone costituendo così il regno del Norico. Nel 15 a.C. tuttavia tale regno decise di sottomettersi ai Romani, in quanto non aveva forze tali per difendersi dagli attacchi. Nello stesso periodo i Romani fondarono la stazione di Littamum, archeologicamente identificata nell'area del vicino paese di San Candido.
Nel I a. C. i romani costruirono la strada della Val Pusteria, un diverticolo della Via Claudia Augusta, il cui itinerario non è stato ancora del tutto delineato. Il ritrovamento di un cippo miliare databile, attraverso una dedica all'imperatore Filippo II, intorno al 247 d.C. presso il ponte delle Grazze-Gratscher Brücke, rende plausibile l'ipotesi che il tracciato della via romana non si discostasse poi molto da quello attuale della strada statale della Pusteria. In tal modo prese soprvvento il latino popolare, che andando a mescolarsi con il substrato celtico-illirico diede origine ad un nuovo idioma di origine romana-il ladino- ancora oggi parlato in alcune Valli.
Età tardonantica e medioevale
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) Dobbiaco passò sotto l'influenza dei popoli germanici degli Ostrogoti e dei Baiuvari. Ciononostante, per diverso tempo fu forte la pressione dei popoli slavi su questa regione, e si sa che nel 609 a.C. i Vendi risalirono la valle della Drava, giunsero a San Candido e la conquistarono, sconfiggendo il duca Garibaldo II che era da poco succeduto al padre, Tassilo I. Ma la riscossa fu immediata, e fu proprio nei pressi di Dobbiaco che, quello stesso anno (o quello successivo), i Baiuvari sconfissero le orde slave, in una battaglia decisiva tenutasi nei pressi della Costa Nosellari di Dobbiaco, il che originò il nome di Viktoribühel dato ad un terreno soprelevato dove tale scontro si sarebbe tenuto. La presenza slava nella regione permase comunque ancora per qualche tempo come testimonia sia la toponomastica Windishmatrei sia la documentazione esistente (tra l'altro, uno dei primi documenti in cui si cita il nome di Douplach, nel 993, riguarda l'affitto di alcuni masi di proprietà dell'imperatore Ottone III a uno slavo di nome Zebegoi.
Il Ducato bavaro negli anni si espanse anche oltre la Sella di Dobbiaco, entrando in contatto con il popolo dei Franchi, i quali nel 773 sotto la guida di Carlo Magno, conquistarono il Regno longobardo annettendolo al Regno dei Franchi.
In questo periodo venne usato per la prima volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago; successivamente, intorno al 1020 comparve il nome di Topplach ed in un documento del 1158 viene attestata per la prima volta la denominazione Toblach.
Intorno all' anno Mille, Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi dei principi Vescovi, e nel 1091 Dobbiaco e la Pusteria furono assegnate al Principe-Vescovo di Bressanone. Essi delegarono i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche della contea, e quindi Dobbiaco e la Val Pusteria nel 1271 passarono ai conti di Gorizia-Tirolo.
Dal tardo Medioevo alla Rivoluzione francese
Nel 1363 Margarethe Maultasch, vedova del duca Lucovico di Baviera cedette assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Con la Pace di Schärding (1369) la Baviera rinunciò al Tirolo, e attorno al 1500 con la fine della casa dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono competenza di Vienna.
In quegli anni gli Asburgo iniziarono ad entrare in contatto con il forte vicino di casa, la Serenissima Repubblica di Venezia la quale rifiutò il passaggio del re Massimiliano I d'Asburgo che intendeva recarsi a Roma per farsi incoronare dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero. Decise così di ripiegare sulla proclamazione a imperatore in pompa magna nel Duomo di Trento il 4 febbraio 1508.
L'imperatore contribuì fortemente alla crescita e al consolidamento di tutto l'impero, ma il rifiuto del suo passaggio per i territori della Venezia costituirono il casus belli per cui decise di attaccare la Repubblica. L'offensiva avvenne da due direttrici: sia da sud, su Rovereto e la Valsugana che da est, dal Cadore: gli attacchi in questa seconda direzione passarono presso Dobbiaco, attraverso la Valle di Landro e la Val del Boite. Numerosi furono i tentativi di conquista del Castello di Botestagno (Boitestein) per aprirsi la strada per il Cadore: le truppe del maniero si arresero una prima volta il 22 febbraio 1508, grazie ad un aggiramento delle truppe per il passo Tre Croci lasciando così passare le truppe asburgiche, che successivamente si dovettero ritirare. La resa definitiva del castello avvenne solamente il 17 ottobre 1511 quando l'esercito dell'imperatore poteva disporre di migliori artiglierie.
Dobbiaco in quegli anni fu quindi utilizzata per ammassare le truppe, per organizzare e pianificare gli attacchi, ma anche per ospitare i comandanti in capo delle forze imperiali per il settore orientale: il duca Erich von Braunschweig nel 1508 e Leonhard von Völs nel 1511. Anche l'imperatore stesso si recò a Dobbiaco, sia nel 1508 che nel 1511, per impartire le direttive di guerra. Per ringraziare Dio della vittoria, Massimiliano si propose di erigere una "via dolorosa" a Dobbiaco, che fu costruita solo dopo la sua morte, nel 1519, da due suoi fedeli mandatari: Kaspar e Christoph Herbst.
Anche in Pusteria si fecero sentire gli influssi della rivolta contadina scoppiata in Gernania nel 1525: nel territorio vi era quindi un generale malcontento contro il governo, ma anche contro i signori Herbst, entrambi colpevoli di aver alzato arbitrariamente le tasse. Le orde e le rivolte dei contadini arrivarono fino alla città vescovile di Bressanone, ma furono ben presto represse con la forza dei principi del Tirolo.
Dalla rivoluzione francese al 1918
Nel periodo tra il 1872 e il 1815 con le guerre napoleoniche il Tirolo cadde sotto il dominio della Baviera, ma si rifiutò di stare sotto di essa, e insorse. L'Austria però perse e venne quindi suddivisa in tre parti: per un breve periodo Dobbiaco passò al Regno Italico mentre San Candido, fu assegnata alle Provincie Illiriche e la parte restante della Pusteria, fino al paese di Villabassa al Regno di Baviera. Dobbiaco era quindi dipendette politicamente da Belluno ed ecclesisticamente dalla diocesi di Udine. A seguito della sconfitta di Napoleone, il 26 giugno 1814, il Congresso di Vienna del 1815 riconsegnò all'Austria le Venezie, la Lombardia e il Tirolo. Dobbiaco compresa.
Dalla metà del XX secolo a Dobbiaco iniziò il movimento di forestieri: il turismo, con il conseguimento della costruzione di nuove case. Iniziò anche la costruzione di una nuova linea ferroviaria nel 1871, la quale collegava Vienna alla Val d'Adige, percorrendo la Val Pusteria (la Südbahnlinie).
Ulteriore causa dell'incremento turistico fu l'edificazione di un nuovo e grande albergo (il Grand Hotel), oggi centro culturale e congressi. Sorsero inoltre progressivamente organizzazioni intese alla comune utilità: nel 1882 venne fondata la Società delle Cascine, nel 1886 l'associazione per l'abbellimento del paese, nel 1891 la Cassa Rurale ed infine nel 1900 una società costruì una propria centrale elettrica.
Con il passare degli anni la fama del paese come luogo di cura e meta di soggiorno aumentò: durante il secolo XIX, infatti, sia Dobbiaco che San Candido divennero delle frequentate mete terapeutiche. Durante quest'epoca si diffuse inoltre sempre più l'alpinismo, con la conquista delle maggiori vette da parte degli scalatori.
Nel marzo 1905 anche per favorire il fiorente turismo, venne autorizzato il progetto di un collegamento ferroviario tra Cortina e Dobbiaco, la ferrovia delle Dolomiti: con lo scoppio del Primo conflitto mondiale il progetto si arenò, così come il turismo, poiché le Dolomiti diventarono un enorme teatro di guerra, i cui attori furono l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia. In realtà, i lavori per la realizzazione di una linea a scartamento ridotto (tipo decauville) iniziarono sia da un lato che dall'altro, ma esclusivamente per permettere l'arrivo al fronte del materiale bellico e logistico.
Durante la Grande Guerra la Pusteria divenne zona di operazioni, e la situazione fu delicata soprattutto per Dobbiaco, in quanto la Valle di Landro rappresentava un'ipotetica "porta aperta" per le truppe italiane per inoltrarsi nel territorio nemico; dal Monte Cristallo (dove venne installato un osservatorio di artiglieria italiana) si potevano tenere sotto sorveglianza i movimenti di Dobbiaco Vecchia. Il 28 febbraio 1916 iniziarono i primi bombardamenti sul paese, i quali provocarono lo sfollamento della popolazione nei villaggi limitrofi. Il paese subì gravi danneggiamenti, in particolare Dobbiaco Nuova: l'obiettivo militare principale era la ferrovia. Le bombe però colpirono anche Dobbiaco Vecchia, compreso il cimitero e la chiesa, la quale venne colpita da una granata il 7 luglio 1916.
Le necessità belliche di procurarsi il bronzo per i mortai portarono alla requisizione di quattro antiche campane dal campanile della chiesa (dapprima la Terza, poi la Grande; seguirono la Quarta e la Sesta).
Dobbiaco risentì delle distruzioni della guerra come nessun altro paese della Pusteria, tanto che un soldato austriaco descriveva la zona di Dobbiaco come "enormi crateri uno dietro l'altro, uno dietro l'altro anche gli alberi distrutti".
Fortunatamente per il paese, con la disfatta di Caporetto nel 1917 il fronte si allontanò. L'Armistizio di Villa Giusti ricomprese Dobbiaco nella zona assegnata all'Italia fino al monte di Dobbiaco. Con il trattato di Saint Germain (1919), il confine non fu posto alla sella di Dobbiaco, bensì 12 chilometri più ad est. In seguito, per ricordare i caduti del conflitto venne edificato nei pressi della Croda dell'Acqua (Nasswand), un cimitero militare per i soldati dell´impero austro-ungarico di lingua diversa da quella tedesca. Infatti le alte cariche militari dei due paesi durante il conflitto avevano messo a combattersi soldati provenienti da altre aree geografiche per scongiurare una sicura guerra tra fratelli e quindi un rifiuto nel combattersi tra loro.
Solamente dopo la fine della guerra, nella primavera del 1919, si mise nuovamente mano al collegamento ferroviario tra Cortina e Dobbiaco ed infatti, attraverso il lavoro del genio militare, se ne completò la costruzione: la ferrovia delle Dolomiti venne attivata nel giugno del 1921, usando inizialmente per la trazione le locomotive abbandonate dagli austriaci. Si trattava di un impianto a scartamento ridotto, in principio gestito da una direzione militare e successivamente dal Regio Circolo Ferroviario di Bolzano.
Dal 1918 al 1945
Durante il periodo fascista soprattutto per l'operato di Ettore Tolomei, venne attuata un'opera di italianizzazione all'interno della regione: naturalmente ne pagò le conseguenze la popolazione di madrelingua tedesca, in quanto fu proibito l'uso della loro lingua e vi fu l'abolizione della scuola in madrelingua tedesca. Poiché Dobbiaco è situata nelle vicinanze del confine di stato, dal 1939 vennero erette delle opere di fortificazione al fine di impedire, o comunque rallentare, un'invasione dell'Italia da parte delle truppe naziste. Vennero così realizzati lo sbarramento di Dobbiaco e quello della Valle di Landro, parti costituenti il Vallo Alpino dell'Alto Adige.
Nonostante ciò, a Dobbiaco e in tutto il Sud Tirolo non vi furono quasi combattimenti durante il secondo conflitto mondiale.
Dal 1945 ad oggi
Nel 1948 venne sottoscritto lo Statuto di Autonomia tra la regione Trentino-Alto Adige e il governo italiano, con cui si tutelano le minoranze linguistiche e si garantisce la pacifica convivenza dei tre gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino).
Nel dopoguerra il paese ebbe nuovamente un nuovo sviluppo economico, grazie anche alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956.
Il nome Dobbiaco
Il toponimo è attestato nel 827 come in vico Duplago, in seguito germanizzato in Douplach (993) e successivamente in Toblach (1020). Il nome potrebbe essere preromano e la sua etimologia non è conosciuta con sicurezza, in quanto da una parte viene esclusa una derivazione dalla radice *tob- ("burrone"), e dall'altra si afferma che il suffisso (-acu, -ago, in ted. -ach) possa essere di derivazione pretedesca.
riadattamento da wikipedia.it

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